Crisi economica? Si impennano gli stipendi in Svizzera

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Nonostante la crisi economica, il potere d’acquisto degli stipendi svizzeri registrana il maggiore incremento degli ultimi 23 anni. Bene sia l’industria sia il terziario.

BERNA – Crisi economica? Forse, ma non per gli stipendi svizzeri. È quanto emerge dal rapporto periodico dell’Ufficio federale di statistica. Incrementi record si registrano quasi in ogni settore.

Stipendi record.
Nel 2009, i salari nominali sono infatti aumentati del 2,1 per cento: un record per gli ultimi otto anni. Se si aggiunge il tasso di inflazione negativo (-0,5 %), l’aumento del potere d’acquisto risulta ancora più alto: il 2,6%. Un record addirittura per gli ultimi 23 anni: è infatti dal 1987 che l’incremento dei salari in termini reali non superava l’1,8 per cento.

La crescita, sebbene eccezionale, non è una risposta a crolli precedenti, poichè si colloca in un incremento in atto da più di 5 anni. Un dato, questo, che si va ad aggiungere a quanto già indicato dall’inchiesta de LaNotizia sugli stipendi svizzeri, che indicava gli stipendi mensili settore per settore.

A registrare l’incremento nominale più alto per il 2009 è il settore industriale, che segna un + 2,3%, il settore terziario segna invece mediamente un aumento del 2%.

Il terziario.
Nel terziario, i settori maggiormente interessati sono le poste e telecomunicazioni (+3,3%), gli alberghi e ristoranti (+2,4%), la pubblica amministrazione (+2,3%) e il commercio al dettaglio (+2,3%).

La crisi finanziaria sembra interessare, seppur di striscio, solo le imprese di servizi finanziari, che devono tuttavia fronteggiare crescite inferiori alla media e non decrescite. In particolare, i servizi ausiliari delle attività finanziarie e delle assicurazioni registrano un +2,0%, le attività finanziarie un +1,8%, le assicurazioni un +1,4%.

L’industria.
Per quanto concerne l’industria, il 2009 ha visto un aumento dei salari nominali del 2,3 per cento.

I settori più interessati sono: la fabbricazione di apparecchi elettrici ed elettronici (+3,1%), quella apparecchi medicali e di precisione, gli strumenti ottici e orologi (+2,7%), la fabbricazione di macchine (+2,6%) e l’industria chimica (+2,5%).

Tra i più negativi, ma sempre in segno positivo, l’industria del legno e dei prodotti in legno (+1,6%) e il settore alimentare (+1,5%).

Red. Int.

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